für zum keller grund

für zum keller grund collage drawing by (b)ananartista sbuff

Nel seminterrato il signor Koto schiuma di rabbia come un motoscafo. Pacioccone! Agnogna il caviale di tutta la Polonia fredda distesa di simboli alchemici. Rincorre un sogno allergico, una pista mai vista, un sapore rosso nebbia.
La sua anima strimpella trasformazioni e mattoni in vista della catastrofe.
Ma è la mossa sbagliata ed il cucciolo se ne accorge.

il giuramento di Ippocrate

La tetra atmosfera si fa fuffa, in Guadalupa chili di tofu si accumulano sulle colonne erculee leee leeeee leeeeeeeeeeeeeeee.
Una mano si posa sulla teurgia del demiurgo spiazzato ed api, api ovunque che disperdono calore nel turbinio di questo Agosto malandrino.
Il sensitivo si alza, imperioso, l’espressione empia, la pupilla truce.
Impugna la dottrina con purghe e salassi indicandoci la salvezza.

(Soteriologica)

Rating: 1 out of 5.

il mio Polifemo di James Joyce

the cyclops colorful illustration by (b)ananartista sbuff
Il 16 giugno 1904 ho incontrato, nel mio monologo interiore, Polifemo.
Il suo sguardo estetizzante mi ha colpito l’anima ed ho capito che l’amore è un parossismo allucinatorio inconscio illimitato gibboso codificatore.
In quest’opera, dove predominano i valori musicali e ritmici, la disintegrazione è completa.
E un ulivo si pianta nel tuo occhio interiore.
redbubble (b)ananartista the cyclops framed art print box frame shop

La notte che emendai Ysingrinus e Gintoki

la notte che emendai ysingrinus e gintoki by (b)ananartista sbuff

Era notte quel giorno.
Sapeva di avere poco tempo. Il tempo gli era stato rubato, proprio quando Ysingrinus e Gintoki [INSERISCI COLLEGAMENTI SE VUOI] avevano deciso di emendare chi avevano emendato.
Non l’avrebbe potuto risolvere in nessun’altra maniera.
Doveva emendarli!
Ganascino d’oro era riverso a terra, granitificato, doveva essere passato quel diavolo d’un Ysingrinus e nessuno, a parte alcune cariatidi erano più passate di lì perché… perché… perché sì!
(simulacro-simulacro-simulacro)
Con un salutare lavacro Ganascino ritorno in sé, le sue mandibole scattavano irose e bramose di bramosia irosa. (b)ananartista SBUFF SBUFF era un poeta e quindi sapeva come andavano queste cose, doveva solo far comparire dei crediti d’oro virtuali con la forza della sua magia ed il tag che Chrome aveva lanciato sui due tristanzuoli si sarebbe attivato in un crack.
***
CROC
***
La filanda era depressa come al solito, le uova di uranio nascoste negli alberi alveare di Vecchia Caledonia rifraggevano con un mistico pulsare lo-tek. Ganascino non era più un essere vivente e senziente, non dopo quel blet-blet della pistola al granito, almeno, ma poteva ancora sfruttare il suo monocolo rosso, quello usato da Gubareo come deterrente atomico.
Era questioni di notti, che erano giorni quei giorni in cui i giorni erano notti e le notti erano notti, e i salutari radioisotopi avrebbero completato il loro compito.
(digrignando le sexy scapoline)
Il sindacato stava facendo pressione. Aveva poco tempo. Cazzo se il tempo era poco.
Ma se lui aveva poco tempo, i due issimi ne avevano davvero molto meno. Sentiva il bronzo che ormai fumava, ogni passo facevano loro lui ne faceva uno in più, il suo n+1 avrebbe avuto la meglio sulla loro curva asintotica discendente cosecante… ancora pochi passi, ancora pochi…
ancora uno…
GNEEE!

 

(Romanzo liberamente scritto da Ysingrinus e pittura liberamente tatuata concentricamente su questo articolo concentrico (https://yziblog.wordpress.com/2020/06/27/la-notte-che-emendammo-chrome ….

FOSSILE FUTURO (diario di un ritrovamento)

SONO un fossile futuro: autoritratto digitale di (b)ananartista sbuff

Non avevo in mente nient’altro che briciole.
I miei cervelli erano pieni di banchetti.

(In un angolo polveroso sentii la sua voce stridere).

Spazzai via ogni cosa.
Persino la mia pelle finì col staccarsi dalle mie bocche.
Mi cucii addosso nuove verità.
Ero un fossile futuro, levigato come un’arma inerme.
Un soffio sollevò la polvere e respirai i miei stessi vapori.
Mi legai alle gambe della sirena.
Potevo spezzarmi le ossa, ora io potevo essere liquido come la lava
e polverizzare l’universo.
Decisi di schiacciarlo con tutta la mia forza.
La mia testa era ormai lo scheletro di un pappagallo.
Ripetevo a stento le mie parole.
Evaporai.

Le mie lacrime si condensano nella baia della morte

lacrime che si condensano: lake beach black and white photography art by (b)ananartista sbuff

Ho sceso i milleduecentocinquantatre gradini della perdizione ma non mi sono perso.
I fili d’erba potrebbero strozzarmi e potrei annegare in una pozzanghera alta tre millimetri.
Ma non mi sporgo dal pudore di essere nudo di fronte all’eternità.
Ho tessuto fili spinati sui raggi biechi di una stella perforata da un maniaco sessuale.
Avrei potuto imbrattarmi e invece ho imbottito di piume la pece.
Ho contato le particelle contenute in un grammo di sabbia volavano come catrame nel cielo aperto.

HERMETICUS MUSEUM

HERMETICUS MUSEUM still life photography by (b)ananartista sbuff © 2016 all rights reserved
© 2016 (b)ananartista

Il Protagonista Di Questo Romanzo rimase a lungo ad osservare questa scritta.
Era un locale buio, senza luce e senza buio, chiuso ermeticamente.
Dalla strada trafficata della metropoli era spiazzante nella sua desolazione.
Protagonista non riusciva a staccare lo sguardo, probabilmente era rimasto incollato alla porta.
Tentò in tutti i modi di staccarsi, ma la colla era forte
e superba
e troia.
E fu così che piano piano i suoi occhi si abituarono all’oscurità di quel luogo derelitto.
Antiche vestigia apparvero, rimasugli, scheletri e boe elettromagnetiche.
L’imperioso Fantasma Di Questo Romanzo sbucò all’improvviso da un dado chiuso.
Le boe si accesero, un grido riecheggiò in tutto il museum.
Il Protagonista Di Questo Romanzo rimase risucchiato in quel vortice di malcelata esistenza.