
Quando l’enigma della Sfinge ti stritola l’anima ed
ogni ferita perde fumo come un camino arrugginito
scaglia la prima pietra.

Quando l’enigma della Sfinge ti stritola l’anima ed
ogni ferita perde fumo come un camino arrugginito
scaglia la prima pietra.

L’orizzonte degli eventi cancella ogni traccia.
Mentre cristalli di materia oscura mi rischiarano.

Estroflessione dell’amata:
evento improvviso in cui dopo lungo rimunginare l’eggregora solidificata della persona amata si distacca
dall’orbita del pensiero al sopraggiungere di una nuova onda.
I solchi ormai vuoti della sua attrazione proietteranno sull’alba scintille colorate.

Lo spazio si piegava e si estrofletteva.
Mi specchiavo in strutture energetiche e liquide come cascate silenziose
nel circo di geometrie che formavano un panopticon di loro stesse.

Tutta la caligine in un battibaleno si dissolve.
Qualcuno ha schiacciato una stella sul marciapiede.
Segui le mie impronte.
Cari lettori, oggi pubblico una poesia vergata insieme all’amico Chãrdeul.
Forse vi sembrerà un testo un po’ negativo ma è solo perché vivevamo un momento intriso di pene da cui eravamo turbati.
In realtà siamo da sempre innamorati di questa meravigliosa città ricolma di bellezze, storia e calorosa ospitalità.
Brutta Bergamo
mi fai rabbia così
deposta che mi fa
sudar rabbia
E nel sudore mentale
sconfino sui suoi petali arrugginiti
Lavabo perso e perduto e mi sforzo
come per annuire
ma la morsa
del ragno urbano
m’esce da te
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Attraversa.

Tutti i miei pensieri si specchiano
nell’immenso cielo acquatico
dell’universo.

Il cielo contorto sfiora
le palpebre chiuse dei rami
che presto saranno gemme.

Nel folto della selva un vortice di rami mi avvolge, ogni direzione è la stessa, neanche so più che ora è.
Tutte le voci mi chiamano ma se mi giro c’è solo un atroce silenzio che crepa le cortecce.
Che scherzo è mai questo?

Dopo secoli di attesa infine mi apparve.
Era la greve goccia d’insperata libidine conficcata nel ghiaccio secco del mio cuore.

Lontano
dalle tempeste
rimiro
le lontananze
assopite fra
le mie ali.

Un grumo di angeli
grava sull’
impalpabile
serotina
stella del mattino.

Come conchiglie fossili buttate in un cestino,
sbaviamo fronde sui piatti
pieni.

Il bagliore è una vasca vuota.
Calpesteresti la luce?

Dentro di me fuori dalla finestra
venti impetuosi imperversano quieti
dall’alba al tramonto nel buio umido della luce artificiale
brillano invisibili occhi di ciclone.

mi sono perso nella sensazione senza fine di un abbraccio
con la natura:
tutto mi tremava dentro.
ogni foglia,
ogni grammo di terra,
ogni rutilante abbaglio della materia vivente
si è conficcato nel mio ebbro cuore.

Ogni
lampo
si bea
di visioni
felici.
Vivo una
vita vera,
piena e
rotonda
come un
frutto.

Grama grata
gratta via
il tuo magro greto
e l’agra gora ara.

Continuo indefesso ad imbibirmi di acque.
Assorbo anche ninnoli e balocchi.
M’impregno senza sosta
sull’asse orizzontale delle scisse.