
Nel boschetto raccolgo segnali.
Colgo e decifro gli arcani messaggi della natura.

Nel boschetto raccolgo segnali.
Colgo e decifro gli arcani messaggi della natura.

non c’è un punto d’arrivo,
rosee prospettive si aprono.

Non fu altro che un tenue barlume
un piccolo minuto squarcio nelle nebbie che ci avvolgevano.

POTREI accompagnare questa immagine con scoppiettanti dichiarazioni o con un flusso imperioso di poetiche parole.
Potrei anche per l’occasione inventare un intricato racconto fitto di dubbi esistenziali e colpi di scena.
Invece non lascierò nient’altro che codesta tenue traccia ad indicare il vostro cammino verso queste due belle betulle.

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fast-corner cuboid free-formula vertex
in any combination of rays
in any combination of fullness and peace.

molteplici pulsioni si arrampicano sulle pareti del cuore
che non sa decidersi.
ovunque omogeneo l’orizzonte non offre indizi
e non ci sono appigli nella roccia erosa dalle lacrime.
ma una voce sconosciuta all’improvviso dall’alto risveglierà la forza.

Al tocco di quei caldi raggi il tempo si è fermato.
Il tuo passo è ancora immobile, scolpito in quell’attimo fugace per sempre scomparso.

Dopo lungo vagare finalmente la trovai.
Nessuno può vederla.
Raggi di antimateria galleggiano oltre le rive.

lievi entità luminose si espandono in cerchi concentrici:
scie che connettono strati intimi del nostro essere
in perenne moto immobile verso il vertice.

Esondo dalle mie
cellule,
esorbito dalle
molecole,
varco lo spazio-tempo.

Mi arrendo al tuo tramonto.
Sulla strada briciole come tante piccole lune luccicano.
Mi sorprendo a misurare i passi,
le stagioni, i secondi
ma muta è la strada.

La natura rigogliosa esplode nell’attraversamento.
L’intimità della linfa circonda tutte le tue fibre vegetali alla deriva.
Vorrei essere del tuo passo lieve ombra senza peso e senza luce.

Il tao ci ha condotti fino a questo punto di non ritorno.
non ci sono vie da scegliere od orme da imprimere.
distenderci è l’unico motivo di esistenza.

la polvere ci ricopre e non possiamo più avanzare.
Tanti secoli fa in una valle incontaminata viveva un armadio. Il suo vicino Ettore viveva di piccoli espedienti.Dal soffitto non si poteva osservare la foresta. La città era gremita di verbi. Ma fu proprio in quel momento che il coltello si ribaltò ed andò a colpire il fulmine. Era la classica giornata primaverile, i fiori sbocciavano allegramente. La vernice non era ancora secca eppure venne toccata dal cuore del funambolo. Ed è proprio per questo motivo che apostrofarono il vigile ma La neve non smise di cadere.

C’è odor di fogna nel mio cuore.



Mentre i sogni del ridente ragazzo si fanno sempre più limpidi, mentre tu con la mano scavi sempre più a fondo nella ciotola delle palline colorate E pupazzi alati volteggiano come rondini in primavera. L’astro si scolora. La mente si annebbia. Le labbra pendono. Le raffiche aumentano. Le navi si curvano. Lo spazio si incendia. Le schiere radono al suolo lo stupore. Le pupille si stringono. In fondo al cuore trema tutta la terra in un gelido sospiro.

In remoti archi ci specchiamo assorti nelle nostre molecole.



Alla corte di Pipino il breve L’aristocrazia si diverte. I due gemelli dal viso giallo hanno organizzato una grande festa per tutti i cortigiani. Pipino il breve non sta più nella pelle. Pipino il breve si Scompiscia E rotola nelle sue risate. Una risaia di risate.
I gioiosi giullari irrigano e innaffiano la ridente risaia di risate Che in ogni animo mette radici.